Servizio della Parola - n. 539
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Servizio della Parola – n. 539

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Sguardi in pastorale

7. Del buon uso del Messale/

La liturgia eucaristica (A. Carrara)

I nostri modi di dire

37. Purificare l’anima

1. «Purificare l’anima» (A. Carrara)

2. Con occhio limpido. Uno sguardo

libero, scevro da bramosia (P. Rota Scalabrini)

3. Lasciare che l’anima venga purificata (M. Torcivia)

Incontro per i membri dei Consigli parrocchiali per gli affari economici

(R. Laurita)

Dalla 23ª alla 29ª domenica del Tempo ordinario

4 settembre /16 ottobre

23ª domenica ordinaria (A. Landi, P. Bignardi, M. Roselli)

24ª domenica ordinaria (A. Landi, A. Montanari, M. Roselli)

25ª domenica ordinaria (A. Landi, M. Aliotta, M. Roselli)

26ª domenica ordinaria (A. Landi, G. Lanzi, G. Tornambé)

27ª domenica ordinaria (A. Landi, L. Felici, G. Tornambé)

28ª domenica ordinaria (A. Landi, D. Mencarelli, A. Andretto)

29ª domenica ordinaria (A. Landi, C. Stercal, D. Fidanza)

 

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7.

Del buon uso del Messale/3

La liturgia eucaristica

di Alberto Carrara

Dopo aver ascoltato la Parola, dopo aver proclamato la fede e pregato per la chiesa e per il mondo, inizia la liturgia eucaristica. Da notare, fin da subito, una sottigliezza espressiva che va precisata. La liturgia eucaristica è il “contenitore” nel quale rientra la preghiera eucaristica, che comincia con il Prefazio. Dunque, la preghiera eucaristica è un momento – seppure importante – della liturgia eucaristica. L’oscillazione delle parole ribadisce, nel suo piccolo, la natura complessa della liturgia eucaristica che, quindi, non può essere ridotta a semplice parola e neppure a semplice preghiera. Questa, anzi, riceve tutto il suo senso più alto proprio dalla sua collocazione nell’insieme della liturgia della messa e, in particolare, della liturgia eucaristica.

1.      La «preparazione dei doni»


Terminata la Liturgia della Parola, i ministri preparano sull’altare il corporale, il purificatoio, il calice, la palla e il Messale, mentre si può eseguire il Canto di offertorio. È bene che i fedeli esprimano la loro partecipazione all’offerta, portando sia il pane
e il vino per la celebrazione dell’Eucaristia, sia altri doni per le necessità della Chiesa e dei poveri (MR, 325). Questa la sobria indicazione del Messale. Dalla quale, però, è comunque possibile trarre qualche suggerimento di concreta pratica liturgica. Anzitutto, si dice che sono i ministri che devono preparare, non il celebrante. A riprova che i ruoli della messa sono vari e articolati. Inoltre, si dice che i ministri preparano «sull’altare». Non sarebbe strano se il prete, a questo punto, finita la preghiera dei fedeli, per un istante, si sedesse alla sede, mentre avviene la preparazione e mentre si raccolgono le offerte nell’assemblea. Dovrebbe trattarsi, cioè – se l’espressione va presa sul serio – di vera preparazione e come tale dovrebbe anche apparire. Da qui, alcune semplici indicazioni. Se è a questo punto che «i ministri preparano» ciò che serve per la cena, appare logico che ciò che deve essere preparato adesso non deve già essere preparato prima. Si ripropone, anche in questo passaggio, la funzione simbolica centrale dell’altare, che non funge indistintamente da ambone, sede, tavolo di servizio, “spazio di rifugio” per tutto quello che serve… In particolare, gli oggetti che devono essere preparati a questo punto della liturgia dovrebbero trovarsi, possibilmente, su un tavolo laterale diverso dall’altare, per essere poi spostati sull’altare. Il che permetterebbe di vedere la «preparazione dei doni» come vera preparazione, vera messa in tavola del cibo e della bevanda che servono. In effetti non è – e non può apparire – vera preparazione lo spostare, per pochi centimetri, il calice e il resto da un lato al centro dell’altare. Quando è così, la preparazione è striminzita, poco visibile: si fatica a vederla, appunto, come vera preparazione. La liturgia, il “fare” tipico della liturgia, giova ripeterlo anche a questo punto, o lo si vede e lo si percepisce, o non è. Tutto questo vale anche nel caso di una celebrazione “solitaria” del prete senza ministri. Il prete dovrebbe, lui, spostare le cose dal tavolo laterale all’altare, disporre, preparare. In quel caso il prete è il ministrante di se stesso. Non è il massimo, ma è la verità di quella particolare liturgia e della sua relativa povertà. Non si salva la nobiltà della liturgia semplicemente facendo […]

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