Description
Editoriale
2 M. Gallo
Un Messale per i giovani?
Studi
5 F. Garelli
In fuga dalla liturgia
10 P.C. Rivoltella
Liturgie, giovani e ‘cyber liturgia’
16 L . Voltolin
Il rito: l’avatar di Dio
21 C. Monge
Una liturgia giovane: il caso Taizé
26 I . Seghedoni
Una liturgia con i giovani:
il caso GMG
31 D . Cravero
Liturgia senza emozioni?
Il caso giovanile
36 S. Currò
I giovani nell’assemblea:
le difficoltà di partecipazione
Formazione
41 D . Piazzi
Giovani e liturgia:
una indagine empirica
49 M. Di Benedetto
Giovani e liturgia
1. «Ci vogliono i riti!»
54 E . Mass imi
Guida per cantare la messa
1. Il canto d’ingresso
Sussidi e testi
61 D . Donatelli
Preghiera a portata di dita
Approfondimento
66 S. Pindiyan
Questione liturgica
e catechesi in Francia (1965-1995)
EDITORIALE
Congedare il Messale dei fanciulli e scriverne uno per i giovani?
Perché questo tema. Non solo perché
il prossimo Sinodo dei Vescovi (ottobre
2018) ne tratterà, la rivista sceglie
di dedicare questo numero al rapporto
tra giovani, riti e liturgie. Interrogarsi
sul tema è percepire una faglia tra
mondo giovanile e chiesa che ha ormai
almeno cinquant’anni di storia, con le
sue analisi, i tentativi di lavoro e una
interessante bibliografia.
Una chiesa che non sa celebrare con
i giovani, non sa celebrare con nessuno.
«Una chiesa che non parla ai giovani
è una chiesa che non parla a nessuno,
perché loro sono il termometro,
e dunque ci dobbiamo misurare con
loro che hanno le energie che noi dobbiamo
solo tirar fuori e accompagnare
»1. Questo suggestivo passaggio è
tratto dall’omelia di inizio mistero di
mons. Derio Olivero, vescovo di Pinerolo
(15 ottobre 2017). È significativo
che il servizio episcopale inizi con
questa consapevolezza che potremmo
declinare ulteriormente: una chiesa
che non sa celebrare con i giovani
sarebbe dunque in realtà una chiesa
che non sa celebrare con nessuno. Gli
ambiti, infatti, di cui si occupa questo
numero della rivista sembrano partire
da questioni più specificatamente tipiche
del mondo giovanile, ma ognuna di
esse si rivela invece più generale ed ecclesiale.
La trasformazione dei tempi, i
nuovi media, l’estraneità del linguaggio
liturgico, la questione dell’integrazione
del mondo emotivo nel rito riguardano
tutto il fenomeno cristiano, e non solo
i più giovani. Questi, forse, solo con
più urgenza.
I giovani sono in fuga dalla liturgia?
In tutte le ricerche sociologiche2 si
registra uno scarto tra chi si dichiara
anche convintamente credente e la
percentuale di chi frequenta i riti della
religione a cui sente di appartenere.
Questa forchetta, tra i giovani, è decisamente
più ampia, e tra loro chi si
dichiara distante dal mondo religioso
è sensibilmente più numeroso. Nel vivere
la liturgia i giovani manifestano,
come nel mondo scolastico, difficoltà
a tenere la concentrazione per tempi
prolungati, fastidio nel non sentirsi
coinvolti, finendo per indicare di preferire
elementi rituali più tipici del […]






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