Primato e collegialità
Sale!

Primato e collegialità

Original price was: €4.00.Current price is: €1.20.

SKU: 609876474 Category:

Description

1. Contesto politico e sviluppi del papato

Che la riflessione teologica non si svolga in vitro, nonostante gli alti livelli di astrazione che essa raggiunge nella sua attività speculativa, nessuno lo ignora. Ma pochi altri temi, propri della fede cattolica, hanno subito una così imponente pressione dall’esterno, oltre che dal contesto culturale anche dalla situazione politica, come è accaduto alla teologia del primato papale.

Se, nonostante la consapevolezza della chiesa romana di un proprio ministero universale, già lucida fin da Leone I e da Gregorio Magno, questo non fu recepito in Oriente, è perché, da quando i cristiani ottennero la libertà e le chiese cominciarono ad avere un ruolo pubblico, il loro protagonista principale sulla scena del mondo fu l’imperatore. Vedi il ruolo, assolutamente decisivo in tutta la serie dei concili ecumenici del primo millennio, svolto dagli imperatori, da Costantino in poi, in forza dell’autorità riconosciuta alla figura di questo “vescovo esterno” o “tredicesimo apostolo”. Né questa gli veniva contestata dai papi di Roma, pur trattandosi di un potere, che poi verrà accanitamente difeso dal papato come suo proprio, quello di convocare e condurre al loro fine i concili ecumenici1. Sarà in Occidente, con l’incoronazione di Carlo Magno e la istituzione di un impero legittimato dal potere papale, che il ruolo dell’imperatore dovrà cedere il primo posto a quello del papa, se pure in una serie infinita di conflitti che si prolungheranno, dopo la fine dell’istituzione imperiale, fino ai rapporti tra il papato e gli stati moderni2. È ben nota l’epica battaglia combattuta da Gregorio VII per la “libertas ecclesiae” rispetto al potere imperiale, per la rivendicazione al solo romano pontefice, sancita nel celebre Dictatus papae, di un’autorità universale, del diritto di fregiarsi delle insegne imperiali e di deporre l’imperatore e, infine, contro la tradizione dei precedenti concili, dell’esclusivo diritto di legittimare la convocazione di un Concilio3. Coerente con questa esigenza di base fu lo sviluppo che contemporaneamente giunse a trasformare il collegio cardinalizio, da istituzione propria della chiesa romana, a organo di governo, assieme al papa, della chiesa universale. Se ne legittimerà il compito a partire dall’Antico Testamento, con riferimento all’ordine dei leviti, ma poi anche dal Nuovo, facendo dei cardinali i successori degli apostoli e soppiantando in tal modo il ruolo dei vescovi, dei patriarchi e dei metropoliti4. L’evidente grave effetto di questi sviluppi sarà il progressivo obnubilamento di una qualsiasi teologia della chiesa locale.

Secondo Klaus Schatz5 la figura del papato, così come oggi la conosciamo, si sviluppa, non a caso, soprattutto dopo la rivoluzione francese, che viene a sconvolgere il millenario assetto dell’ordine sociale in Europa. Era il tempo nel quale nella politica europea il papato aveva raggiunto il punto più basso del suo storico potere, ma in realtà nessun evento quanto la rivoluzione del 1789 avrebbe preparato il suo trionfo, che si celebrerà nel Concilio Vaticano I. Nella grande crisi dell’episcopato francese, diviso fra coloro che avevano prestato giuramento alla Costituzione civile del clero del 1790 e coloro che erano rimasti “refrattari”, con l’appoggio di Napoleone, che pure intendeva proseguire nel radicale riordinamento delle diocesi che vi era stato stabilito, poté assumersi l’autorità di deporre tutti vescovi, creare un nuovo episcopato con una nuova suddivisione diocesana, ridisegnando così la carta geografica di tutta la chiesa di Francia. Solo un papa, nell’esercizio massimo del suo potere sarebbe stato in grado di farlo, diventando così, paradossalmente – secondo Klaus Schatz – il papato stesso rivoluzionario. Effettivamente fu paradossale, ma è vero che, nella lunga stagione della restaurazione, il prestigio e il potere papale crebbe enormemente, risultando il papato, non i vescovi, l’unica istituzione capace di resistere a quel lascito della rivoluzione, ereditato dal gallicanesimo e dal vecchio regalismo (classico supporto anche del conciliarismo), che fu lungo l’Ottocento il giurisdizionalismo ampiamente

Reviews

There are no reviews yet.

Be the first to review “Primato e collegialità”

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *