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EDITORIALE
Così avverrà alla fine del mondo»
(Mt 13,40): se questa era la curiosità
di lettrici e lettori interessati
ai testi apocalittici – carpire da
quella singolare letteratura cosa avverrà negli ultimi
giorni e come o quando il tempo di questo mondo
volgerà al termine –, certamente la presente annata
di Parole di vita sarà risultata di gran lunga deludente
e tale potrebbe essere anche il suo numero
conclusivo.
Anziché definire il futuro ultimo in modo esatto,
abbiamo spesso guardato al passato, a condizioni
storiche e politiche remote, descrivendo (al più)
il presente dei destinatari dei testi esaminati, con i
loro interrogativi e incertezze. Anziché dare un nome,
un volto, una identità precisa a tutti i singolari
personaggi incontrati (mediatori, messaggeri, cavalieri,
bestie immaginifiche), abbiamo introdotto
concetti come simbolo, metafora, figura. Ancora:
anziché concentrarci su disperazione, drammi ed
eventi catastrofici, abbiamo tanto più spesso parlato
di speranza, di certezza dell’intervento di Dio,
di presenza di un senso.
Siamo consapevoli di aver costretto il nostro
pubblico a non pochi ribaltamenti di prospettiva,
ma può accadere anche questo quando facciamo
parlare i testi anziché le nostre precomprensioni.
La letteratura apocalittica biblica ed extrabiblica si
è manifestata, a mio parere, come una polifonia insieme
affascinante e talvolta agghiacciante di voci
– ora di giubilo, ora di disperazione; ora di minaccia,
ora di commosso conforto –, ma sempre aperta
al futuro, che invoca con fiducia.
Ripercorriamo, dunque, con gli articoli dell’ultimo
fascicolo, alcune tematiche trasversali che speriamo
aiuteranno lettrici e lettori a rileggere alcune
o tutte le opere affrontate. Esse saranno: la misteriosa
compresenza di bene e male nelle esistenze individuali
e collettive, a fronte della rigorosa certezza
che in Dio non c’è male e che la sua vittoria sui
malvagi sarà definitiva e incontrovertibile (Dioniso
Candido); una peculiare concezione del tempo, in
cui principio e fine si richiamano vicendevolmente
come promessa e compimento della comunione
con Dio (Lorenzo Gasparro) e che si configura
come «cronosofìa», ossia come visione ordinata di
eventi che vuole rivelare il senso ultimo dell’intera
storia umana (Luciano Zappella); la categoria di
«giudizio» nel suo doppio legame con la finitudine
dell’esperienza terrena e la pienezza della vita con
il Risorto (Sebastiano Pinto).
Le articolate teologie narrative dei testi apocalittici
vengono veicolate da una selva di immagini,
figure, simboli ricorrenti: la città santa versus la città
peccatrice, come la nuova Gerusalemme in contrapposizione
alla Babilonia grande e colpevole (Luca
Pedroli); figure di mediazione tra mondo divino
e mondo umano, come il profeta-veggente e diverse
creature angeliche (Donatella Scaiola); un ricco
immaginario collegato alla scrittura, dal rotolo (anche
volante) al libro (mangiato, sigillato o aperto),
che sottolinea la dimensione propriamente rivelativa
della letteratura apocalittica (Annalisa Guida).
Completano il fascicolo una nuova incursione
nei testi apocalittici extrabiblici a firma di Piero Capelli,
che presenterà le Vite di Adamo ed Eva greca
e latina, e le consuete rubriche che permetteranno
a docenti, operatori o semplici appassionati di rintracciare
i temi illustrati nella sezione esegetica anche
nell’ampio panorama letterario, cinematografico
e artistico internazionale, per veicolarli nella
prassi pastorale e scolastica.
Con gratitudine verso tutti i collaboratori che,
a vario titolo, hanno consentito di portare a termine
il coraggioso e inedito percorso di quest’anno,
auguro al pubblico di Parole di vita una lettura intrigante
e provocatoria, raccomandando di accettare
– ribaltandola – la stessa difficile esperienza di
Ezechiele e Giovanni: sperimentare amarezza nelle
viscere, ma conservare dolcezza nel palato.
Annalisa Guida






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