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SOMMARIO
Simone Paganini
IL SERVO CHE NON C’È?
I SERVI CHE CI SONO!
A PROPOSITO DEI SERVI DI YHWH 4
Stefano Mazzoni
IL PRIMO CANTO (IS 42,1-9):
IL SERVO, PORTATORE MITE DI GIUSTIZIA
Vincenzo Anselmo
IL SECONDO CANTO (IS 49,1-13):
IL SERVO, DA GREMBO D’ISRAELE
A LUCE DELLE GENTI
Paolo Salvadori
IL TERZO CANTO (IS 50,4-11):
SERVO E DISCEPOLO DELLA PAROLA
Dionisio Candido
IL QUARTO CANTO (IS 52,13–53,12):
«PER LE SUE PIAGHE SIAMO STATI GUARITI»
Giovanni Claudio Bottini
I CANTI DEL SERVO
NEL NUOVO TESTAMENTO 31
Massimo Gargiulo
RIPRESE EBRAICHE DI ISAIA:
IS 45,15: I SEGNI DEL TEMPO A VENIRE
Zeno Carra
RIPRESE PATRISTICHE DI ISAIA:
IS 45,15: «TU SEI DIO»
BIBBIA E SCUOLA
Gian Paolo Bortone
Poveri Cristi e periferie esistenziali
IL PROFETA NELLA LITURGIA
Angelo Lameri
Il Lezionario del tempo di Quaresima
RIFIGURAZIONI
Guido Bertagna
Isaia nel cinema /1
APOSTOLATO BIBLICO
Emanuela Buccioni
L’apostolato biblico nella pastorale biblica
VETRINA BIBLICA
ARTE
Marcello Panzanini
Una predica particolare: il Cristo deriso del Beato Angelico
EDITORIALE
I “canti del servo”, letti e interpretati in maniera diversa da parte ebraica e cristiana, sono ancora oggi motivo di confronto (e talora di disaccordo) tra gli studiosi e costituiscono un caso privilegiato per studiare i rapporti tra lettura critica ed ermeneutica. Si tratta, infatti, di alcuni brani, contenuti per lo più nel Deuteroisaia, di cui è difficile identificare il genere letterario. Sono stati così definiti alla fine del XX secolo perché si riconobbe in essi la presenza di un misterioso personaggio, il “servo di Yhwh”. Le ipotesi degli studiosi divergono anche circa l’identità di tale servo: costituisce un personaggio individuale o è la personificazione di una comunità? E di quale? Se si tratta di un personaggio concreto, è da collocare nel passato, nel presente o nel futuro? Oppure è una figura ideale, evocata in modo puramente simbolico? Queste e molte altre questioni sono affrontate in apertura di fascicolo (S. Paganini). Oggi, se l’ipotesi tradizionale sembra non reggere più, tuttavia non ce n’è un’altra unanimemente accettata che spieghi i testi nella loro complessità. Si è preferito quindi seguire la suddivisione ormai in uso, presentando in ordine i quattro canti del servo. Nel primo canto (Is 42,1-9) il servo appare come giudice mite, scelto dal Signore per una missione da compiere in suo nome e chiamato ad annunciare ai popoli la volontà salvifica di Yhwh; la sua chiamata è fatta dipendere dalla giustizia di Dio (S. Mazzoni). Nel secondo canto (49,1-13) è per una vocazione prima della nascita che ha autorevolezza colui che Yhwh stesso chiama «mio servo », il cui valore risiede nello sguardo di Dio su di lui e la cui missione – rivolta non solo a Israele, ma anche alle isole e alle nazioni lontane – è costitutiva dell’identità del servo stesso (V. Anselmo). La relazione tra il servo e Dio, fondata sull’ascolto della Parola e sulla fiducia, è centrale anche nel terzo canto (50,4-11), il più autobiografico e l’unico alla prima persona: il servo è colui che ha un “orecchio aperto” e che soffre in conseguenza dell’obbedienza alla Parola (P. Salvadori). Nel quarto canto, detto “del servo sofferente”, si tematizza una sofferenza ingiusta ma liberamente accettata e resa da Dio benefica per tutti; ciò ha reso il testo uno dei più citati dal Nuovo Testamento, che ha visto nel servo un’immagine del Cristo sofferente (D. Candido). Tutti e quattro i canti del servo, in realtà, hanno svolto un ruolo fondamentale nella comprensione di Gesù da parte delle comunità cristiane delle origini, nella formazione della cristologia e dell’ermeneutica del Nuovo Testamento, al punto da spingere a chiedersi se nei vangeli il riferimento ai canti sia opera redazionale, dipenda dalle fonti o risalga addirittura a Gesù stesso (G.C. Bottini). Le riprese ebraiche e patristiche analizzano Is 45,15, versetto spesso mal compreso, ma decisivo per la lettura complessiva del profeta e, più in generale, per la teologia della Bibbia ebraica; «un Dio che si nasconde», ma che nella sua trascendenza sceglie di essere presente tra gli uomini, entrando storicamente in relazione con loro o adottando il nascondimento come punizione estrema per i peccati (M. Gargiulo). Citato nella letteratura cristiana fin dal III secolo, il versetto in esame è interpretato come rivolto a Cristo e inserito nei repertori di citazioni bibliche che ne testimoniano la divinità, così come nelle varie dispute sull’identità di Gesù o nel dossier scritturistico dell’incipiente teologia trinitaria (Z. Carra). Da non perdere, infine, le rubriche: le attualizzazioni dei canti del servo in Bibbia e scuola (G.P. Bortone); per Il profeta e la liturgia l’uso di Isaia nel tempo di Quaresima (A. Lameri) e la prima parte delle Rifigurazioni – Isaia nel cinema a proposito de Il Vangelo secondo Matteo di P.P. Pasolini (G. Bertagna); la copertina con il Cristo deriso del Beato Angelico (Arte – M. Panzanini); la Scheda biblica su Is 52,1-12 (F. Nigro) e l’Apostolato biblico (E. Buccioni).
Buona lettura!
Elena Maria Laluce






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