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Sommario
L’autore prende in esame lo sviluppo del pensiero moderno, che si presenta non come un insieme monolitico, bensì come una pluralità di concezioni spesso tra loro nettamente diverse o perfino in contrapposizione. Tuttavia, può essere riscontrato un elemento comune, dato dal prevalere di una concezione che fa leva sull’individuo in sé, prescindendo dalla società. Esemplare in questo senso è Hobbes, che nega decisamente la visione aristotelica dell’uomo come essere «politico», fatto cioè per vivere in società. L’altro aspetto, che si sviluppa da Cartesio in poi, è quello del sapere matematico e meccanicistico applicato all’uomo, in opposizione al sapere etico che procede per tentativi e richiede prudenza, esposto ai dubbi, che invece il sapere scientifico pretende di eliminare con le sue certezze oggettive. Tuttavia, come fatto positivo va registrato l’emergere del desiderio di autenticità, per cui si può dire che per i moderni essere felici coincide con l’essere autentici






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