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Sommario
Non è raro incontrare studi che separano l’esperienza del compimento della vita biblicamente connotato da quello filosofico attraverso la rigida separazione tra il termine beatitudine (proprio della prima prospettiva) e quello di felicità (proprio della seconda prospettiva). Il presente contributo mostra come tale separazione non esista a livello terminologico-linguistico, seppur il pensiero greco in merito (soprattutto di Platone e Aristotele) sia stato interpretato dalla tradizione cristiana (vengono presi in considerazione Gregorio di Nissa, Agostino d’Ippona e Tommaso d’Aquino) come eccessivamente auto-centrato (l’uomo da se stesso raggiunge la felicità) rispetto alla visione consegnataci dalla rivelazione (senza grazia di Dio non si può essere felici, perché la felicità è partecipazione alla vita di Dio). Alla luce poi della novità dell’esperienza di Gesù (egli è il Beato Crocifisso), si giunge a offrire alcuni spunti per impostare un discorso sulla «felicità» dal punto di vista cristiano.






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