Concilium - 2018/2 - Sicurezza umana
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Concilium – 2018/2 – Sicurezza umana

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Indice

 

Michelle Becka – Felix Wilfred – Mile Babi,

Editoriale

Abstracts

I. Sicurezza umana. Contributi dalla teologia 25

1. Questioni fondamentali

1.1 Erny Gillen, Attribuire un peso etico alla sicurezza umana e renderla utilizzabile

sul piano politico 

I/ Introduzione

II/ Crescere fra tensioni polari

1/ Il “complesso della sicurezza umana” nella tensione fra spazio e tempo

2/ Il “complesso della sicurezza umana” nella tensione fra unità e conflitto

3/ Il “complesso della sicurezza umana” nella tensione fra realtà e idea

4/ Il “complesso della sicurezza umana” nella tensione fra tutto e parte

III/ Conclusione

1.2 Regina Ammicht Quinn, «Forte rocca è il nostro Dio»:

necessità e limiti della sicurezza

I/ Sicurezza e religione

II/ La sicurezza: tre livelli di significato

III/ Ambivalenze della sicurezza

IV/ Assolutizzazione della sicurezza

V/ La buona sicurezza

VI/ Produrre buona sicurezza

VII/ La religione come guida per gestire l’insicurezza

2. Prospettive teologiche

2.1 Knut Wenzel, Fra paura e abbondanza.

Per una teologia del bisogno di sicurezza 

I/ Bisogno e discorso

II/ Immaginazioni di sicurezza fra totalizzazione e decostruzione

1/ L’idea del cosmo

2/ Il concetto di creazione

III/ L’assolutismo dell’amore, il rischio della libertà e il superamento della sicurezza

2.2 Rainer Kessler, «Effetto della giustizia sarà la pace,

frutto del diritto sicurezza per sempre» (Is 32,17).

Sicurezza individuale e collettiva

alla luce della Bibbia ebraica . . . . . . . 62

I/ «La vita è sempre in pericolo di vita» (E. Kästner)

II/ «Riposerei in un luogo di riparo» (Sal 55,9)

III/ Nessuna sicurezza senza pace e giustizia

2.3 Matías Omar Ruz, Chiesa e sicurezza in Argentina.

Fluttuazioni di un legame controverso . . . . 73

I/ Introduzione

II/ Dottrina della sicurezza nazionale e cattolicesimo:

breve storia di una relazione dai frutti tragici

II/ Sicurezza, stato e chiesa in alcuni fatti recenti:

il caso del popolo mapuche e della riforma pensionistica

IV/ Riflessioni finali: sicurezza nazionale o sicurezza umana?

3. Insicurezza, povertà e violenza

3.1 Jojo M. Fung, Una teologia emergente della sicurezza umana: il contesto filippino

Introduzione

I/ Minacce alla sicurezza umana

II/ Critica dell’insicurezza umana e sviluppi

III/ Verso una teologia della sicurezza umana

Conclusione

3.2 Pilar Mendoza, Perdere ogni sicurezza.

Le migrazioni forzate in Colombia 

I/ Introduzione

II/ Breve caratterizzazione delle migrazioni forzate

in Colombia

III/ La città, un luogo di rifugio

IV/ Gli sfollati per violenza come attori del cambiamento

3.3 Elias Opongo, Insicurezza e violenza: effetti sulla sicurezza degli individui

I/ Introduzione

II/ Concettualizzazione della sicurezza umana

III/ Violenza armata, instabilità e sicurezza umana

IV/ Conclusione

3.4 Michal Kaplánek, Da una discreta sicurezza ad una libertà insicura 

I/ Nostalgia delle pentole della carne in Egitto

II/ Sicurezza della fede?

III/ Differenze di punti di vista tra i cristiani

IV/ Evangelizzazione: risposta ai bisogni spirituali dell’uomo di oggi

3.5 Jude Lal Fernando, Ripensare la sicurezza umana

nella Penisola coreana: mettere in pratica una pace giusta

I/ Introduzione

II/ Una fede che fa autocritica e la sicurezza umana

III/ Pace giusta come sicurezza umana

IV/ Lo sforzo della Corea del Nord e della Corea del Sud per una pace giusta

V/ Conclusioni

II. Forum teologico 135

1. Harald Meyer-Porzky, Ruth Pfau (1929-2017).

In memoriam 

2. Bruno Demers, Claude Geffré (1926-2017),

domenicano, docente onorario dell’Institut Catholique.

In memoriam

I/ Teologo ermeneuta

II/ Teologo del pluralismo religioso

3. Solange Lefebvre – David Seljak,

Gregory Baum (1923-2017), pioniere dell’ecumenismo

e del dialogo. In memoriam

III. Rassegna bibliografica internazionale

 

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Editoriale

Il concetto di “sicurezza umana” e la sua idea di fondo rimandano

al Rapporto UNDP sullo sviluppo umano del 1994, dal

titolo «New Dimensions of Human Security». Scopo di quel

rapporto era di intendere la sicurezza come sicurezza delle persone

e non degli stati o dei territori nazionali:

Per troppo tempo la nozione di sicurezza è stata concepita a partire

dal potenziale di conflittualità esistente tra gli stati. Per troppo

tempo la sicurezza è stata identificata con le minacce alle frontiere

di un paese. Per troppo tempo le nazioni si sono mosse alla ricerca

di armamenti per proteggere la loro sicurezza. Per molti oggi il

senso di insicurezza nasce invece da preoccupazioni riguardanti

la loro vita quotidiana, piuttosto che dal timore di un cataclisma

mondiale. La sicurezza del lavoro, la sicurezza del reddito, la

sicurezza sanitaria, la sicurezza ambientale, la sicurezza dal crimine:

sono queste le preoccupazioni emergenti in tema di sicurezza

umana in tutto il mondo1.

La “sicurezza umana” pone al centro non gli stati, ma le

persone, e mira alla loro sicurezza personale e alla loro libertà

individuale: richiede la libertà dalla paura (fear) e la libertà dal

bisogno (want). In questo risiede l’importante riconoscimento

che il senso di sicurezza delle persone è influenzato non solo

dalla paura di fronte alle minacce, dalla perdita o da un futuro
incerto, ma anche dal bisogno materiale – con tutti i fenomeni

concomitanti. La sicurezza umana nel senso del citato Rapporto

sullo sviluppo umano comprende infatti sette dimensioni: la

sicurezza economica, la sicurezza alimentare, la sicurezza sanitaria,

la sicurezza personale (nel senso della tutela dalla violenza

e da altre minacce), la sicurezza ambientale (come tutela

da catastrofi e minacce ambientali, quali la carenza di acqua

potabile, la desertificazione ecc.), la sicurezza della comunità

(comprendente la tutela nelle comunità e delle comunità) e

la sicurezza politica2. Essa richiede la difesa e la creazione di

quelle condizioni che rendono possibile l’organizzazione di

spazi di libertà e il dispiegamento delle competenze in questi

ambiti. Inoltre, date le interdipendenze e dati gli effetti globali

delle pratiche locali, essa può essere intesa soltanto in senso

globale, necessitando di corrispondenti sforzi politici a livello

internazionale.

Dal 1994 l’idea di sicurezza umana gioca, all’interno delle

Nazioni Unite, un ruolo rilevante. Nel 2001 è stata istituita una

commissione per la sicurezza umana, che formula suggerimenti

per la sua difesa dalle minacce, poi concretizzati e sviluppati

in ulteriori commissioni e gruppi di lavoro. Nel 2012 l’Assemblea

generale ha poi emanato una risoluzione (66/290) sulla

sicurezza umana, nella cui nozione include fra l’altro

il diritto delle persone a vivere in libertà e dignità, affrancate da

povertà e disperazione. Tutti gli individui, in particolare quelli

vulnerabili, hanno titolo alla libertà dalla paura e alla libertà dal

bisogno, con una pari opportunità di godere di tutti i diritti e di

sviluppare pienamente il loro potenziale umano.

Su questa base la sicurezza umana viene definita sia come

tutela complessiva centrata sulla persona, legata al contesto

specifico e orientata alla prevenzione, sia come stimolo alla

presa di coscienza (empowerment) per i singoli e per le comunità.

In questo la sicurezza umana appare inscindibilmente connessa

alla pace, allo sviluppo e ai diritti umani. La risoluzione

sottolinea la responsabilità primaria degli stati, da collocarsiperò in

un sistema di collaborazione e cooperazione della comunità

internazionale.

Una ridefinizione del concetto di sicurezza, come quella

compiuta dalle Nazioni Unite, era sensata e necessaria, perché

tiene conto della varietà e della complessità dei bisogni di

sicurezza e delle minacce alla sicurezza, ponendo al centro la

persona. E tuttavia questo concetto sensato e dominante all’interno

dell’ONU sembra essere stato poco efficace nel concreto.

A ormai venticinque anni dalla pubblicazione di quel Rapporto

sullo sviluppo umano, questo fascicolo vuole riprendere

il tema, mettendo in rilievo nuovi aspetti e discutendolo nuovamente

nel contesto della teologia. Una rinnovata riflessione

sulla sicurezza sembra necessaria, poiché il mondo e il giudizio

sulla sicurezza – anche in conseguenza dell’11 settembre 2001,

ma non solo – si sono fortemente modificati nei due decenni

passati. Vi contribuisce anche il dato di fatto che l’insicurezza

per le preoccupazioni della vita quotidiana e quella causata da

una situazione mondiale caratterizzata da frequenti eventi catastrofici,

secondo la distinzione proposta – a ragione o a torto

– nella precedente citazione dal Rapporto UNDP, non sono praticamente

più separabili. Ciò d’altra parte sembra essere oggi

sempre più funzionale agli stati come legittimazione a pensare

con le categorie della sicurezza nazionale: di fronte a minacce

vere e presunte, il discorso della sicurezza è onnipresente ed

è funzionale all’evidente giustificazione della limitazione dei

diritti alla libertà o dell’uso della violenza. Questa tuttavia non

può essere la strada giusta. Ma che vi sia un legittimo bisogno

di sicurezza è difficile da negare.

La sicurezza resta un concetto ambivalente e diversamente

interpretabile. Un confronto approfondito con ciò che la sicurezza

umana è o dovrebbe essere è pertanto necessario.

I contributi raccolti in questa pubblicazione scelgono approcci

molti diversi al tema, intendendo la stessa “sicurezza

umana” in modi differenti. Alcuni contributi si confrontano

esplicitamente con la nozione di “sicurezza umana” proposta

dalle Nazioni Unite – delineando un ulteriore sviluppo che

parte da una previa approvazione o da un confronto critico con

quella nozione; altri riflettono sulla sicurezza prescindendo

piuttosto da quella formulazione. Pur con tutta la feconda […]

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