Description
Estratto
L’articolo mette in luce la riflessione di sant’Agostino intorno all’etica della menzogna e della verità. Una questione che si rivela molto complessa in quanto deve tener conto delle due opere che il Vescovo di Ippona ha dedicato al tema: De mendacio (394/395), Contra mendacium (420) e del percorso di riflessione intellettuale da lui compiuto nell’intervallo di tempo che le separa. Si giunge così a evidenziare il passaggio da una certa intransigenza e perentorietà del primo scritto, ad una soluzione più attenta alla dimensione pastorale del secondo: l’esigenza della verità deve tener conto del contenuto, della forma nella quale esso è trasmesso, ed anche dell’interlocutore perché la veritas sia sempre anche salus.
Parole-chiave:
Agostino d’Ippona; De Mendacio; Contra mendacium; etica; teologia morale; teologia pastorale; menzogna; verità
Abstract
This article focuses on St. Augustine’s reflection on ethical questions concerning truth telling and lying. This question in Augustine is complicated inasmuch as it involves treatment of two works that he dedicated to this theme: De mendacio (394/395) and Contra mendacium (420), as well as the intellectual journey that he undertook during the intervening years. By comparing these two writings one can detect movement in Augustine’s thought from a certain intransigence, evidenced in the earlier work, to a solution more attentive to the pastoral dimension in the later work, in which Augustine makes clear that the moral exigence in favor of telling the truth should take into account the content, the form in which it is transmitted and the receiver of the communication, in order that truth telling (veritas) is always also salutary (salus).
Keywords:
Augustine of Hippo, De mendacio; Contra mendacium, Ethics, Moral Theology, Pastoral Theology; Lying; Truth
__________________________________________________________
Il voler parlare di un’etica della bugia in Agostino d’Ippona è voler dire qualcosa circa il suo pensiero sull’etica del dire la verità, impresa molto complessa data la sua progressiva acquisizione in merito dal tempo del presbiterato (391-395) ai suoi ultimi scritti (426-430). In questa ricerca analizziamo il De mendacio, uno scritto da presbitero degli anni 394-395, e il Contra mendacium scritto invece da vescovo oltre vent’anni dopo (nel 420). Ne vediamo la problematica, il supporto biblico della sua posizione, la sua definitiva acquisizione circa la normativa etica del dire la verità cristiana nei suoi ultimi scritti (427-430), quindi anche oltre il Contra mendacium del 420.
1. La problematica
Il problema della menzogna al tempo di Agostino interessava, oltre come problema morale, principalmente come problema biblico, e cioè se la Bibbia contenga o meno qualche menzogna o almeno una sua simulazione. Nei tempi moderni per la “menzogna” ci si rifà al problema esploso alla fine del 1700 con lo scritto di Beniamin Constant de Rebeque (1767-1830, amico di Madame de Staël) Delle reazioni politiche, un piccolo trattato in cui dall’angolazione filosofica si prende in considerazione il tema della menzogna. Constant, ragionando dei principi universali, che per ancorarsi alla vita necessitano di un punto di appoggio, ricavò l’assioma: «Dire la verità è un dovere, ma solo nei confronti di chi ha diritto alla verità».
Con tale affermazione il filoso francese si opponeva all’accreditata logica di Immanuel Kant (1724-1804) per il quale bisogna sempre dire la verità: «Persino – egli sosteneva – di fronte a degli assassini che vi chiedessero se il vostro amico, che lo stanno inseguendo, si sia rifugiato in casa vostra, la menzogna sarebbe un crimine». Kant rispose a Constant con lo scritto Su un presunto diritto di mentire per amore dell’umanità riaffermando la sua posizione:
«Chiunque mente, per quanto buone siano le sue intenzioni, ha l’obbligo di assumersi le responsabilità delle conseguenze che ne derivano. […] È pertanto un sacro precetto della ragione – precetto che si impone incondizionatamente ed è irriducibile a ogni ordine di convenienza – essere veritieri (onesti) in ogni dichiarazione».
La polemica è approdata nei nostri tempi anche nell’editoria italiana con il volume, I. Kant – B. Constant, Il diritto di mentire1 e di I. di Mendiola, Elogio della menzogna2, che rivendica il diritto a mentire come una protezione contro il mondo e il suo non-senso3. Per avallare siffatta posizione, cioè la positività della menzogna che, nei nostri tempi, chiede sempre più spazio anche sul piano strettamente etico, s’invoca la menzogna culturale quale ruolo della bugia in politica, in economia e nella società in genere. In tale ottica, nel tentativo di coinvolgervi anche la Chiesa, l’editoria riporta all’attenzione il volume di Thomas Hobbes, Historia ecclesiastica, in cui la condanna del potere papale viene veicolata dalla domanda: «di quante menzogne ha avuto bisogno la chiesa nella storia?»4.
Quanto alla bugia in politica, divenuta sistema necessario per alcuni, nel 1974 Alessandro Solzenicyn ai dirigenti sovietici lanciò l’appello di Vivere senza menzogna. Lo scrisse il 12 febbraio del 1974, qualche ora prima che venisse arrestato e mandato in esilio5. In esso lo scrittore russo espone i principi morali di lettura della storia della Russia legata all’Occidente. Su quella provocante posizione ben presto si accese in Occidente un vasto dibattito all’interno delle diverse correnti politiche e culturali. Solzenicyn parla di guerre che si fanno per “una ideologia morta”, essendo la Russia e l’Occidente caduti in un “vicolo cieco”.
[…]






Reviews
There are no reviews yet.