Description
Uno studio di carattere storico sull’affermarsi della
centralità di san Giuseppe nei secoli XVI-XVII,
che attinge a piene mani al campo dell’iconografia,
della religione e della cultura del tempo per cogliere,
nel loro modularsi, ruoli, compiti e virtù attribuiti a
questa speciale figura di padre.
1. Il padre ritrovato
Se la valorizzazione della figura di san Giuseppe promossa
nel XV secolo da Gerson (ma anche con modalità
diverse da Bernardino da Siena e da Bernardino
da Feltre) lasciava intravedere la tensione di una so
cietà «alla ricerca del padre»1, l’epoca tridentina e post-tridentina
può apparire il tempo del «padre ritrovato». Al di là delle
formule, magari suggestive ma pur sempre semplificatrici, sta
il fatto che nei secoli XVI e XVII il rafforzamento del principio
gerarchico e delle preoccupazioni normative, operatosi dietro
la spinta delle istanze disciplinatrici della società ecclesiastica e
civile, comportò anche un’accentuazione della figura paterna,
che si riverberò nell’enfasi attribuita al ruolo di san Giuseppe
come guida, educatore, capo autorevole e vigile della Sacra Famiglia.
Questa attenzione al ruolo paterno di san Giuseppe appare
allo stesso tempo come l’approdo di un processo che prende le
mosse da san Bernardo, cantore delle sollecitudini paterne di
san Giuseppe; si colora, attraverso la sensibilità francescana e
l’influsso delle Meditationes pseudo-bonaventuriane, di accenti
intimistici e si arricchisce quindi di una vena di realistica quotidianità
a contatto con gli ambienti di un’attiva ed emergente
borghesia cittadina. Basti ricordare alcune testimonianze iconografiche
fiorite nel Nord e centro Europa (in particolare in
Borgogna, Germania, Fiandre), spesso influenzate dalla devotio
moderna, dove san Giuseppe esprime la sua intima partecipazione
alla vita della divina famiglia prestandosi a compiere
mansioni umili e concrete, come preparare la zuppa o attizzare
il fuoco, e gesti di paterna sollecitudine.
Il percorso che porta all’affermarsi, nel Cinquecento, della
centralità di san Giuseppe si snoda all’insegna della continuità,
ma anche della discontinuità. Aspetti tradizionali, infatti, permangono
e si intrecciano ad altri inediti, suscitati dal nuovo
clima storico, religioso, culturale. In esso gioca un ruolo anche
l’evoluzione del modello di famiglia che, già avviata nel secondo
Quattrocento2, si afferma e si apre a nuove prospettive.
Anche il tema iconografico della Sacra Famiglia permette
di cogliere, nel suo modularsi, un riflesso di tale evoluzione. Il
passaggio dalla Sacra Parentela alla Sacra Famiglia, iniziato già
nel XV secolo, si va consolidando nel XVI, quando, marginalizzati
o esclusi i personaggi secondari, come sant’Anna, san Gioacchino
e santa Elisabetta, l’attenzione si concentra sul nucleo
familiare rappresentato da Gesù, Maria e Giuseppe, all’interno
del quale la figura del padre detiene un posto centrale.
Sempre più frequenti sono le scene che esaltano la tenerezza
e il vigore di Giuseppe, rappresentato mentre tiene tra le
sue braccia Gesù e lo sorregge3 o mentre – nella veste di nutritor
– gli porge un frutto o un ramo di ciliegie4. Quest’ultimo particolare
ricorre soprattutto nella rappresentazione della fuga
in Egitto o del riposo durante la fuga, tema che conosce una
crescente fortuna proprio a partire dal XVI secolo e si presta a
evidenziare il ruolo di Giuseppe come guida e protettore, così
come le scene del pasto della Sacra Famiglia o del “Benedicite”
o, ancora, della Sacra Famiglia nella bottega del falegname sottolineano
la funzione di Giuseppe come capofamiglia, colui
che presiede alla comunità domestica, stretta attorno a lui secondo
un’ordinata gerarchia di ruoli, e provvede al suo sostentamento.
[…]






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