Servizio della Parola - n. 549
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Servizio della Parola – n. 549

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Sguardi in pastorale

15. Il peso del passato.

Come tornarvi e come leggerlo

alla luce del presente (A. Carrara)

I nostri modi di dire

45. «Seguire Dio, non il mondo»

1. «Seguire Dio, non il mondo» (A. Carrara)

2. Seguire Dio, ma nel mondo (I. Pagani)

3. Fuori dal mondo? (A. Matteo)

Suggerimenti di preghiera

(A. Martinelli)

Dalla 22a alla 28a domenica

del Tempo ordinario

3 settembre / 15 ottobre

22ª domenica ordinaria (Redazione, S. Dianich, G. Tornambé)

23ª domenica ordinaria (Redazione, L. Monti, G. Tornambé)

24ª domenica ordinaria (Redazione, M. Cinquetti, M. Roselli)

25ª domenica ordinaria (Redazione, G. De Simone, M. Roselli)

26ª domenica ordinaria (Redazione, + G. Ambrosio, M. Roselli)

27ª domenica ordinaria (Redazione, S. Segoloni Ruta, A. Ghersi)

28ª domenica ordinaria (Redazione, P. Pasqualini, A. Ghersi)

 

15. Il peso del passato.

Come tornarvi e come leggerlo alla luce del presente

di Alberto Carrara

Mi ha preso la mania di tornare a leggere alcuni testi della letteratura

classica. I grandi classici non sono mai soltanto classici e

non sono soltanto appartenenti al passato. Più classici sono e più

attuali continuano a essere. Dipende da come si leggono.

Mi sono lasciato prendere, in prima battuta, da un testo che

appartiene a un passato che sembra aver ispirato profondamente

il nostro presente, per andare a morire, un po’ mestamente, insieme

con esso: il Settecento, con il suo corteo di enfasi razionale

e illuminista. È un tentativo molto artigianale di tornare alle

nostre radici per capire – anche – perché quelle radici, nei tempi

più vicini a noi, si stiano seccando.

1. La città degli uomini e i due paradisi.

Spunto (1) dalle Lettere persiane di Montesquieu

Prendo in mano le Lettere persiane di Montesquieu, uno dei

protagonisti del Settecento francese, il secolo dei «philosophes»
e dell’Encyclopédie, grande sintesi di quella filosofia e di quella

cultura. Le Lettere persiane sono un romanzo epistolare. Usbek

e Rica lasciano la loro città persiana di Ispahan e intraprendono

un viaggio in Europa. Guardano con occhi disincantati le istituzioni

europee, soprattutto francesi, e le sferzano con la loro

ironia caustica. Questa impostazione del romanzo lo rende un

testo esemplare per un esercizio utile: arrivare a guardare con il

disincanto giusto le cose che ci appassionano troppo.

Leggo la Lettera XI e le successive: è la storia dei trogloditi.

I cattivi trogloditi, quelli della prima generazione, iniziano con

l’assassinio del loro re, poi passano all’abolizione progressiva di

tutti i doveri e degli oneri sociali, delle leggi che regolano i rapporti

con gli altri… e finiscono per perire tutti «a causa della loro

stessa malvagità, vittime delle loro stesse ingiustizie» (Lettera

XI). I trogloditi buoni, invece, nati da due famiglie sopravvissute

al dramma precedente, rispettano le leggi, vivono le relazioni,

osservano la giustizia perché «la giustizia verso altri è carità verso

noi stessi» (Lettera XII). Alla fine, però, arrivano allo stesso

punto dal quale erano partiti i cattivi trogloditi: decidono di scegliersi

un re. Designano un saggio anziano il quale, però, non accetta

di diventare re. Non vuole, infatti, arrivare a imporre con

l’autorità ciò che ognuno deve invece osservare per semplice,

naturale inclinazione…

Storia molto illuminista. Da notare che i buoni trogloditi

“nascono” da due nuclei buoni rimasti dopo la fine tragica dei

trogloditi cattivi. Interessante: all’inizio sta il male, il bene è residuale

e successivo rispetto al male.

In principio era il male, dunque. Il contrario della prospettiva

biblica che, invece, pone il bene – il paradiso terrestre – agli

inizi, con il male e la disarmonia che vengono dopo, come tragica

conseguenza del peccato originale. Sempre a proposito di

confronti con le prospettive bibliche, va notato anche che, nelle

Lettere persiane, male e bene, società conflittuale e società armonica

sono totalmente umane, nascono dai rapporti violenti

o fraterni che le persone stabiliscono tra di loro. In termini biblici

si potrebbe dire che non esiste redenzione. O meglio: non

esiste redenzione che viene dall’alto, gli uomini si condannano

o si redimono da soli. Da qui, forse, viene anche la visione così
profondamente manichea di Montesquieu: la storia o è cattiva

o è buona.

Per tornare al mondo biblico, invece, bene e male si mischiano

e la redenzione esiste, già oggi, ed esisterà definitiva, alla fine.

La storia è iniziata con un paradiso e finirà con un altro paradiso.

Nel frattempo, però, la storia scorre, storia “mischiata”,

dice Agostino nel De civitate Dei: bene e male insieme, anche

perché, in quella storia, Dio ha fatto capolino.

Alla luce di questi spunti, si può ipotizzare che, forse, una

delle imprese culturali del nostro tempo post-illuminista, tempo

di grandi tensioni, di guerre e di spaventose povertà, è rendersi

conto che, appunto, bisogna essere salvati. E rendersi conto anche

che le buone salvezze che gli esseri umani si costruiscono

sono più radicate, più durature, se poggiano su una qualche forma

di salvezza che «viene dall’alto».

2. Si è come si appare.

Spunto (2) dalle Lettere persiane di Montesquieu

Mentre Usbeck è a Parigi diventa oggetto di interminabili

attenzioni da parte dei parigini. Per stare più tranquillo si veste

all’europea.

Libero di tutti gli ornamenti stranieri, mi vidi apprezzato nel mio

giusto valore. Avrei avuto di che lamentarmi del mio sarto, che in

un attimo mi aveva privato dell’attenzione e della considerazione

pubblica: precipitai all’improvviso in un nulla spaventoso. A volte

rimanevo per un’ora in una compagnia senza che nessuno mi

guardasse, e senza avere l’occasione di aprire bocca. Ma se qualcuno,

per caso, rivelava ai presenti che ero persiano, subito udivo

un brusio intorno a me: «Ah! ah! Il signore è persiano? Ma è incredibile!

Come si può essere persiano?» (Lettera XXXI).

Tutto dipende dal vestito, dunque. Si è persiani perché si è

vestiti alla persiana. E quando non si è vestiti alla persiana ci

si chiede come si possa essere persiani. Non si appare come si

è, ma si è come si appare… Ecco un altro tratto, sorprendente […]

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