Description
Subito dopo la formula di apertura e i saluti iniziali, la seconda lettera di Giovanni attesta una locuzione singolare, presente altrove solo in 3Gv 3-4: «camminare nella verità». Queste le parole indirizzate dal presbitero alla «Signora eletta»: «Mi sono molto rallegrato di aver trovati alcuni tuoi figli che camminano nella verità» (2Gv 4). Il verbo «camminare» (peripatéin) fa riferimento ad una concreta condotta di vita, che nasce da «un principio interno di verità» e si attua nella fedeltà al «comandamento che abbiamo ricevuto dal Padre» (v. 4). Il comandamento, «quello ricevuto fin da principio» (v. 5), trova la sua esplicitazione nell’amore reciproco, nel quale si invita a camminare: «il comandamento che avete appreso da principio è questo: camminate nell’amore» (v. 6). Il richiamo tra le due espressioni «camminare nella verità» e «camminare nell’amore» suggerisce come la verità, dalla quale scaturisce la vita cristiana, non si configuri semplicemente come un contenuto intellettuale; si tratta piuttosto di un’esperienza che si traduce in un concreto stile di vita e – ancora più precisamente – in una specifica modalità di vivere la relazione: quella dell’amore reciproco. Questo è il criterio di fondo che anima le relazioni e stabilisce l’appartenenza alla comunità dei credenti: «Chi dice di essere nella luce e odia suo fratello, è ancora nelle tenebre» (1Gv 2,9).
L’amore reciproco, anima delle relazioni, si declina in una serie di indicazioni pratiche che regolano i diversi ambiti di relazione. Troviamo così indicazioni inerenti all’impiego dei beni e delle ricchezze, così come riferimenti al comportamento nei confronti di categorie sociali più deboli e svantaggiate. Viene, inoltre, evidenziata la difficoltà nella relazione tra i diversi membri della comunità, abitata frequentemente da passioni divisive e laceranti.






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