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EDITORIALE
Non possiamo fare a meno di ricordare, all’inizio di questo fascicolo di
Asprenas, quarto e ultimo del 2022, la recente e prematura scomparsa del
caro collega PIERLUIGI CACCIAPUOTI ofm cap., nei confronti del quale desideriamo
esprimere la gratitudine e l’affetto del Consiglio di Redazione della
Rivista e dell’intera Comunità accademica della Sezione per il servizio di
docenza e di ricerca che egli ha reso per circa un trentennio con grande competenza
e con singolare umanità, tanto da essere, per colleghi e studenti, un
esempio coerente e un affidabile punto di riferimento.
Viene pubblicato in questa sede l’ultimo lavoro che padre Pierluigi ha
consegnato alla nostra Redazione e che, insieme allo studio di PIERPAOLO
ARABIA, è dedicato a un autore a lui particolarmente caro, Martin Lutero,
del quale, in modo diverso, i due contributi mettono in evidenza l’originalità
del pensiero, in rapporto alle fonti filosofico-teologiche tardo-antiche e medievali.
Lo studio di Arabia coglie e ricostruisce il nesso che lega il riformatore
tedesco all’evo moderno, condividendo con Roland H. Bainton l’idea
– applicabile anche al nesso che lega Agostino all’età medioevale – che Lutero
sia una figura di congiunzione e di passaggio, nella quale il medioevo si
compendia e la modernità si dischiude, grazie soprattutto all’imporsi di quel
“fatto della coscienza” che l’autore, riprendendo Wilhelm Dilthey, riconosce
come il contributo fondamentale della riforma luterana allo spirito moderno,
ma anche come l’esito estremo di un filone di pensiero medievale che
affonda le sue radici in Pietro Abelardo. Cacciapuoti, dal canto suo, si preoccupa
di mettere a fuoco l’influsso esercitato su Lutero dalla Theologia
Deutsch dell’Anonimo Francofortese, che offre al riformatore una sintesi
teologica che inscrive all’interno di un impianto metafisico di matrice rigorosamente
neoplatonica (derivato soprattutto dallo pseudo-Dionigi) una riflessione
sulla grazia cristologicamente fondata su una theologia crucis che
ha inizio fin dall’incarnazione del Verbo.
Sono tre le note critiche che arricchiscono il fascicolo e che risultano legate
dal comune tenore a un tempo teoretico e storico-filosofico. Entrando
nel dibattito recentemente avviato dalla crisi russo-ucraina sui temi della
pace e della guerra, MASSIMO SERIO – riprendendo peraltro l’insegnamento
di Tommaso d’Aquino e di Francisco de Vitoria – propone di distinguere il
concetto di legittima difesa – da salvaguardare in nome della difesa del diritto
del più debole – da quello di “guerra giusta” – da rigettare (o quantomeno
da ripensare), nonostante la sua ripetuta occorrenza nella tradizione
teologico-politica occidentale, in considerazione del fatto che provocare una
guerra è sempre un atto irresponsabile. La psicologia del De rerum natura di
Bernardino Telesio è, invece, l’oggetto di indagine della nota di ANTONIO
CASTIGLIONE: la dottrina telesiana si rivela di grande interesse e attualità in
quanto manifesta la preoccupazione di affermare l’autonomia della ricerca fisica,
senza che ciò implichi la rinuncia ad ammettere un Dio trascendente o
anche un principio spirituale sovrasensibile da accostare nell’uomo allo spirito,
cui spetterebbe la funzione che in Aristotele veniva riservata all’anima
sensitiva. A partire dal volume collettaneo Da Tommaso Campanella a
Pasquale Galluppi. Il filosofo e la città (im)possibile, pubblicato nel 2021
a cura di Francesco De Carolis, PASQUALE GIUSTINIANI offre una breve ma
intensa riflessione sul “pensiero meridiano”, ossia su quel pensiero filosofico
e politico che il Meridione d’Italia – particolarmente la Calabria – ha saputo
elaborare nell’evo moderno e che trova in pensatori quali Tommaso
Campanella o Pasquale Galluppi non solo i convinti assertori della partecipazione
del filosofo alla vita politica, ma anche un significativo esempio di
apertura alle istanze della modernità, in grado di mantenere il riferimento
a un Trascendente.
Degno di attenzione è anche il resoconto che, in Rassegne&Figure,
GIUSEPPE FALANGA dedica al seminario Dalla terza edizione del Messale
Romano ai Propri diocesani: criteri e procedure – promosso nello scorso novembre
dall’Ufficio Liturgico Nazionale della CEI –, in cui emerge in modo
chiaro ed efficace come il focus degli interventi sia costituito dal tema della
santità nelle sue possibili declinazioni all’interno della Chiesa locale.
Ci auguriamo che il lettore possa ancora una volta saggiare, attraverso
la variegata ricchezza dei contributi qui offerti, la “complessa unità” della
scienza teologica, nella quale convergono e si intrecciano istanze diverse (da
quelle dogmatiche a quelle storiche, da quelle antropologiche a quelle etiche
e politiche), tutte riunite sotto il comune riferimento al divino.
GIANPIERO TAVOLARO






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