Concilium - 2023/3
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Concilium – 2023/3

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Description

Carlos Mendoza-Álvarez – Daniel F. Pilario –

Gusztáv Kovács, Editoriale

Abstracts

I. La divina provvidenza. Oltre il paradigma di onnipotenza

1. Un approccio filosofico-teologico

1.1 Paolo Gamberini, Il pensiero post-teista

e l’azione provvidenziale dell’Assoluto

I/ Oltre il teismo

II/ Agire trascendentale e categoriale di Dio

III/ Monismo relativo

IV/ Provvidenza di Dio e auto-determinazione della creatura

1.2 Emmanuel Falque, L’improvvidente provvidenza

I/ Introduzione

II/ Chi pensa troppo poco, pensa troppo

III/ La colpa a nessuno

IV/ Dal testo all’azione

V/ Una provvidenza kenotica

VI/ Essere contenuto dal più piccolo

III/ Quando Dio compare in modi modesti

IV/ Assumere un corpo: la via per trasferire

la presenza di Dio nella vita

V/ Conclusione

3.2 SimonMary Asese Aihiokhai, Il Dio inerme.

La divina provvidenza nell’era del potere globale

I/ Introduzione

II/ Potere, conoscenza e Dio: idoli dell’Illuminismo

III/ Ripensare la solidarietà come svolta etica

verso il Dio inerme

3.3 Teresa Forcades, La provvidenza di Dio

e le idolatrie contemporanee

I/ Una concezione della divina provvidenza

che non annulli la libertà personale

II/ L’assolutizzazione di causalità/giudizio

nelle questioni morali

III/ L’assolutizzazione dell’azione dell’uomo

nel plasmare l’esperienza umana

II. Forum teologico

1. Claudio Monge, Il cosmo in un abbraccio trinitario.

Idee germinali per l’anniversario

del concilio di Nicea I (325-2025)

I/ Ripensare il rapporto Dio-mondo

in un nuovo contesto religioso e culturale

II/ Dalla causalità alla presenza

III/ Il tempo operante dello Spirito

2. Silvia Martínez Cano, Tornare a danzare

con Dio Trinità. In dialogo con Nicea

I/ La specificità linguistica di Nicea

II/ La necessità di dialogare con la tradizione

III/ Un Dio che danza: contributi alla teologia trinitaria

per il terzo millennio

III. Rassegna bibliografica internazionale

 

Editoriale

La divina provvidenza: oltre il paradigma di onnipotenza

Nella prima metà del XXI secolo, in tempi d’incertezza globale,

parlare di Dio rappresenta, per la teologia cristiana, una

grande sfida.

Sarà ancor più urgente dare conto della presenza e dell’azione

di Dio come divina provvidenza nel cuore delle società

tardo-moderne, nel tentativo di promuovere l’autonomia umana

nel mezzo del modello sociale egemonico segnato da un

desiderio di onnipotenza infantile, comprendendo allo stesso

tempo l’estrema fragilità e la finitudine di tutto il creato.

La sfida teologica e pastorale si fa ancor più complessa per

i singoli e per le comunità cristiane che cercano di «rispondere

a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi»

(1 Pt 3,15), laddove il mondo che ci sembrava sicuro inizia a

sgretolarsi. Infatti, in tutto il mondo, le comunità di fede stanno

affrontando delle crisi interne ed esterne, tipiche di un tempo

che vede collassare le istituzioni che hanno plasmato le società

moderne, quali la famiglia, la scuola, lo stato, la democrazia e la

religione. Le crisi interne a quest’ultima, per esempio gli abusi

sessuali da parte del clero e il ritorno del fondamentalismo in

molte realtà, sembrano averne minato la credibilità fino al punto

di non ritorno al vecchio modello di sacralità. Le crisi esterne, quali

quelle rappresentate dall’antropocene-capitalocene,

aggravano la sensazione di “orfanità” che pervade tutta l’umanità,

laddove la certezza della presenza e dell’azione divina

svanisce come una mera consolazione per gli ingenui, di fronte

alla crescente devastazione in campo ecologico, alle migrazioni

forzate e ai crimini d’odio su base razziale, sociale e di genere,

che si servono in maniera fraudolenta del sentimento religioso

come strumento a sostegno delle idolatrie su cui si fondano.

Per tutti questi motivi è tempo di rivisitare l’esperienza

fondativa del mistero d’amore della realtà, come sorgente mistica

ed etica esplorata dalle religioni dell’umanità e dal cristianesimo

in particolare, per abbeverarsi a quella fonte di vita,

di dignità, di senso e di speranza. Questa esperienza emerge

dal profondo della notte in quelle persone e comunità che si

prendono cura degli altri (del prossimo e della casa comune)

con amorevole radicalità e con fiducia incondizionata nella

Vita misteriosa che dimora in loro, con un incredibile potere di

redenzione.

Il presente fascicolo di Concilium dedicato alla divina provvidenza

– a quasi sessant’anni dalla fondazione della rivista al

tempo del concilio Vaticano II, rivista che nella propria storia

editoriale ha già toccato questo tema in numeri precedenti – desidera

contribuire alla riflessione teologica contemporanea e al

dibattito su questa presenza-assenza amorevole che ha sostenuto

Gesù di Nazaret e la sua comunità messianica nel confidare

nell’amore incondizionato del Padre, «che fa sorgere il suo sole

sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti»

(Mt 5,45).

Dopo il trauma di Auschwitz che, paradossalmente, ha sia

paralizzato sia provocato la gestazione del pensiero teologico

moderno, ottant’anni dopo ci troviamo a confrontarci con delle

questioni ancor più radicali, in questo momento di orfanità

globale prodotta dalla violenza sistemica che affligge l’umanità

e la casa comune. Come possiamo motivare una speranza in un

amore divino provvidente, che trascende la violenza odierna?

Chi ci aiuta a intravedere nel mondo la presenza di quel Dioche-

è-solo-amore e come possiamo scoprire la sua presenza

viva? Quali narrazioni, grammatiche e atti performativi di […]

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